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Marketing farmaceutico – I limiti dei Social Network

Nei primi giorni del 2015 alcune notizie sui tre principali Social Network ( Google Plus, Twitter, Facebook ) forniscono elementi di riflessione sui limiti dei Social Network e, soprattutto, sul loro utilizzo per iniziative di Marketing Farmaceutico.

A) Quanti utenti attivi ha Google Plus ?

Secondo Google gli utenti attivi su Google Plus sono 1 miliardo, mentre secondo una recente analisi ripresa da Business Insider sono da 4 a 6 milioni.
Google Plus nasce nel 2011, ma già nel 2014 Chris Messina, un designer della user experience di Google, l’ha definito un social network alla deriva, e ora, a gettare dubbi sulla sua sorte, arriva una analisi corredata da dati.

Il blogger Edward Morbius ritiene che Google Plus abbia 2.2 miliardi di iscritti, essenzialmente grazie al collegamento con altri servizi di Google, YouTube in primis.
Di questi però, solo il 9% ha postato contenuti, di qualsiasi tipo. In buona parte si tratta di un commento a un video di YouTube o di un cambiamento della foto-profilo.
Tra gli utenti attivi, nel mese di gennaio 2015, solo il 3% ha messo online qualcosa di diverso da un commento su YouTube.
Questo significa, secondo Morbius, che appena lo 0.2-0.3% degli utenti posta effettivamente contenuti, cioè tra 4 e 6 milioni di persone. ( Fonte: Wired, 2015 )

B) Fuga da Twitter a causa dei messaggi violenti e disturbanti: il ceo ammette: siamo lo sfogatoio di violenti e frustrati

Un paio di mesi fa Instagram ha sorpassato Twitter nel numero di utenti attivi su base mensile. Da tempo Twitter cresce pochissimo, e gli investitori ormai credono poco in questo social network e microblogging.
Le difficoltà sono note anche all’interno di Twitter. The Verge, un sito specializzato nell’informazione su media e tecnologie, ha raccolto documenti in cui è il CEO di Twitter, in persona, Dick Costolo, a manifestarsi scoraggiato.

Su Twitter oramai spopolano i troll ( utenti che inviano messaggi provocatori, irritanti, fuori tema o semplicemente senza senso, con l’obiettivo di disturbare la comunicazione e fomentare gli animi ). In generale abusi, stalking e diffusa violenza verbale stanno allontanando l’utenza più importante, che produce e rilancia contenuti elevando la qualità del Social Network.

La società di San Francisco è preoccupata, il suo successo è a rischio. Insolenza e volgarità gratuite stanno cominciando ad avere un costo reale. Cresce il flusso di utenti che abbandonano il social network perché infastiditi da questo ambiente senza controllo.

L’autocritica di Costolo non sembra motivata solo da preoccupazioni etiche. La società è sotto pressione a Wall Street.
Twitter è stato quotato in Borsa il 7 novembre 2013, ma da allora l’andamento del titolo non ha gratificato gli investitori.

Anche le cifre sugli utenti lasciano perplessi; attualmente Twitter dichiara di avere 500 milioni di utenti, ma ammette che di questi soltanto poco più della metà risultano attivi: 284 milioni. Non è noto quanti siano gli utenti delusi, o quelli spaventati dall’aggressività dei messaggi. ( Fonte: La Repubblica, 2015 )

C) Facebook: un ambiente che fomenta l’invidia. I successi altrui possono provocare depressione

Nell’era digitale anche i sentimenti diventano 2.0, positivi e negativi, come l’invidia che oggi corre su Facebook aumentando il rischio di depressione.
A lanciare il monito sono gli autori di una ricerca pubblicata su Computers in Human Behavior, condotta su 700 studenti da Margaret Duffy e colleghi della Missouri School of Journalism, University of Missouri-Columbia ( Stati Uniti ).

Secondo i ricercatori americani, usare Facebook è un’attività sana e divertente quando l’obiettivo è restare in contatto con familiari o vecchi amici e condividerne aspetti importanti della vita. Ma se Facebook viene utilizzato per controllare o peggio spiare i successi altrui, dalla vacanza costosa all’auto o alla casa nuova, allora può suscitare sentimenti di invidia che possono portare alla depressione. ( Fonte: La Repubblica, 2015 ) ( Xagena )

Riferimenti:

A) Google Plus

B) Twitter

C) Facebook