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L’intuizione di Zamboni: correlazione tra sistema vascolare e sclerosi multipla

Paolo Zamboni, chirurgo vascolare dell’Università di Ferrara, è convinto che almeno una parte dei sintomi della sclerosi multipla possano dipendere dal circolo venoso alterato dalla insufficienza venosa cronica cerebrospinale ( CCSVI ) e che un’angioplastica con palloncino possa riaprire i vasi ostruiti e contribuire a migliorare le condizioni dei pazienti, eliminando gli ostacoli al deflusso del sangue.

L’intuizione di Zamboni ha origine negli anni ’90, quando a sua moglie Elena fu diagnosticata la sclerosi multipla.

Zamboni fu colpito dal fatto che tutti, pur non conoscendo le cause della sclerosi multipla, la studiassero su un modello animale basato sull’ipotesi che fosse di origine autoimmune ( encefalopatia autoimmune sperimentale ).

Zamboni iniziò a studiare l’anatomia del cervello dei malati: in molti casi, fin dai tempi di Jean-Martin Charcot, il neurologo che per primo descrisse la sclerosi multipla, venivano segnalate placche in posizione centrale nelle vene cerebrali.
Alla fine degli anni ottanta alcuni ricercatori avevano individuato chiari segni di patologie croniche delle vene cerebrali nei pazienti affetti da sclerosi multipla.

Fu nel 2002 ( settembre ) quando Zamboni eseguì per la prima volta un ecodoppler delle vene extracraniche in un malato con sclerosi multipla, e si accorse che il circolo era difficoltoso e il sangue non scorreva bene.
Da allora iniziò a compiere indagini emodinamiche. I dati raccolti evidenziarono che circa il 33% dei malati aveva chiare anomalie venose, contro meno del 10% dei soggetti che facevano parte del gruppo di controllo.

Nel 2006, Zamboni, assieme al radiologo vascolare Roberto Galeotti, iniziò ad eseguire flebografie, che confermarono le alterazioni a livello della vena azygos e delle vene giugulari. Questa condizione fu chiamata CCSVI, insufficienza venosa non dissimile da quella che si osserva in altri distretti dell’organismo.
I dati erano sufficienti per studiare il nesso tra insufficienza venosa e sclerosi multipla. Prese avvio la collaborazione con il neurologo Fabrizio Salvi dell’Ospedale Bellaria di Bologna.

Nel 2007, presso l’ospedale di Ferrara, fu effettuato il primo studio con ecodoppler su pazienti con sclerosi multipla; se positivi ai criteri per l’insufficienza venosa cronica cerebrospinale [ CCSVI ] veniva eseguita la flebografia con catetere per confermare la diagnosi.

Nella primavera del 2009, il primo studio sulla correlazione fra CCSVI e sclerosi multipla in 65 pazienti fu pubblicato sul Journal of Neurology, Neurosurgery and Psychiatry, e a fine 2009 furono resi pubblici i primi dati riguardanti i pazienti con sclerosi multipla sottoposti ad angioplastica percutanea transluminale ( PTA ).

Da quel momento vennero mosse critiche alla teoria di Zamboni. L’AISM ( Associazione Italiana Sclerosi Multipla ) promosse e finanziò lo studio CoSMo con l’obiettivo di valutare la correlazione tra CCSVI e sclerosi multipla.
I dati dello studio CoSMo furono presentati per la prima volta in occasione di ECTRIMS ( European Committee for Treatment and Research in Multiple Sclerosis ) nel 2012, ed evidenziarono che il 97 % delle persone con sclerosi multipla non aveva la CCSVI. Nel rimanente 3% la CCSVI era riscontrabile con percentuali del tutto analoghe a quelle rilevate nei pazienti con altre malattie neurologiche e persino nei controlli sani.
L’AISM concluse che sulla base dei risultati dello studio i pazienti con sclerosi multipla non avrebbero più avuto necessità di sottoporsi a ulteriori esami per la diagnosi di CCSVI né, tantomeno, a interventi chirurgici sulle vene.

L’ipotesi di Zamboni diede speranza ai pazienti e nel breve volgere di mesi nacquero Associazioni di pazienti a sostegno della CCSVI in contrapposizione ad AISM. Tra queste CCSVI-SM Onlus, una organizzazione di utilità sociale tesa a incoraggiare, coordinare e sostenere la ricerca rivolta alla prevenzione, diagnosi e cura della sclerosi multipla con particolare riferimento alle sue connessioni con l’insufficienza venosa cronica cerebro-spinale.
CCSVI-SM Onlus criticò lo studio CoSMo sotto l’aspetto metodologico, evidenziando anche la scarsa esperienza degli operatori nell’esame dei vasi venosi extra e intracerebrali.

Per dirimere la questione, l’Azienda Ospedaliera Universitaria di Ferrara ha promosso lo studio BRAVE DREAMS ( BRAin VEnous DRainage Exploited Against Multiple Sclerosis ), che valuterà l’efficacia dell’angioplastica venosa nel controllo della sclerosi multipla.
Sponsor dello studio no-profit è la Regione Emilia-Romagna, e Paolo Zamboni è il principal investigator.

Le critiche all’ipotesi di Zamboni si intensificarono nel corso degli anni. Va segnalato anche un episodio che si coniuga poco con l’etica della ricerca scientifica. Avvenne nel 2013-2014 quando la rivista The Lancet pubblicò un articolo del neurologo Anthony Traboulsee ( University of British Columbia, Vancouver, Canada ), dal titolo Prevalenza dei restringimenti venosi extracranici alla flebografia con catetere su persone con sclerosi multipla, sui loro fratelli e sui controlli sani non imparentati: uno studio in cieco caso-controllo.
Traboulsee e altri ricercatori avevano confermato la presenza della CCSVI con una elevata prevalenza di circa il 70% nella popolazione canadese, ma senza differenze significative tra pazienti e controlli sani.
Secondo Zamboni lo studio presentava importanti problemi metodologici.

Quando Zamboni tentò di replicare a questo studio, Lancet rifiutò di pubblicare la sua risposta. A commento dell’articolo di Traboulsee furono pubblicati due scritti mirati a chiudere definitivamente il sipario sull’ipotesi dell’ insufficienza venosa cronica cerebrospinale nella sclerosi multipla, nonostante 13 studi su 19 e tre meta-analisi avessero confermato i dati di Zamboni. ( Xagena )

Fonti: a) Corriere della Sera 2013; b) AISM 2012; c) CCSVI-SM 2015